Gli assassini di Giulio e i loro complici

giulio

Giulio Regeni non è morto in un incidente o colpito da rapinatori, come inizialmente il governo egiziano voleva far credere. Come tutte le più serie inchieste giornalistiche stanno dimostrando, è stato arrestato e ucciso dagli apparati repressivi della dittatura militare egiziana del generale al-Sisi.

Probabilmente i suoi assassini pensavano che Giulio potesse avere informazioni sugli attivisti, per cui simpatizzava, che continuano la lotta per la rivoluzione egiziana, battendosi contro il regime dei generali.
Non sappiamo ancora quale organo repressivo abbia torturato Giulio per ore, rompendogli le ossa e infine spaccandogli il collo. Non sappiamo nemmeno chi abbia dato l’ordine: se sia venuto dall’alto o, più probabilmente, se sia stato il prodotto dello zelo di qualche ufficiale di quelle bande armate che difendono lo Stato egiziano e, con esso, gli interessi dell’imperialismo, delle multinazionali.
Sappiamo però altre cose. Sappiamo che sono migliaia le vittime del regime: giovani arrestati, torturati, fatti sparire nel silenzio. Sappiamo che ciò non è dovuto, come scrive qualche giornale, ad apparati “deviati”: ma appunto al “normale” lavoro con cui lo Stato egiziano si difende dagli operai, dai sindacalisti, dai giovani che lottano.
Ma sappiamo anche qualcosa in più. Sappiamo che la responsabilità per l’assassinio di Giulio non ricade solo sull’atroce regime egiziano. Complice è il governo Renzi, il cui ministro degli Esteri Gentiloni dichiara proprio in queste ore che “l’Egitto è un nostro partner strategico”. Alludendo agli affari che la borghesia imperialista italiana fa in tutto il Nord Africa e Medio Oriente. Affari difesi dalle missioni militari (o di polizia) che il governo sostiene in tanti Paesi e che in vari casi continua ad incrementare, come è il caso dell’Irak, dove l’Italia è il secondo esercito occupante, dopo gli Usa, e dove il governo Renzi sta inviando altre truppe.
I complici dell’assassinio di Giulio sono i governi imperialisti che armano e sostengono il regime per opprimere le masse egiziane e saccheggiare le enormi risorse naturali di quel Paese.
Per questo la vera giustizia per Giulio non potrà che venire dallo sviluppo delle mobilitazioni operaie e studentesche in Egitto, che continuano in questi mesi, pur nel silenzio della stampa internazionale, e che stanno producendo una nuova ondata di scioperi operai nella regione industriale di El-Mahalla, nella zona del Canale di Suez, e in altre parti del Paese. E giustizia verrà dalla lotta che sapremo condurre noi che viviamo nei Paesi imperialisti, contro i governi – come quello Renzi – che rapinano l’Egitto, l’Irak, la Libia e oggi versano lacrime di coccodrillo per la morte di Giulio, un ragazzo morto perché credeva in un mondo migliore.

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