Brasile: ascesa delle lotte studentesche

downloadIl movimento studentesco brasiliano ha conosciuto in questi ultimi tempi una notevole ascesa e una radicalizzazione improvvisa che ha messo alle strette i governi locali e quello centrale di Dilma Roussef.

Quest’ultima all’avvio del suo secondo mandato definiva il suo “un governo dell’educazione” sostenendo addirittura di voler consegnare i profitti del petrolio all’istruzione (1). Promessa che già due mesi dopo è stata disattesa dal governo, che con un provvedimento tagliava fondi all’istruzione cancellando 7 miliardi di dollari brasiliani, fondi che sarebbero stati utili a costruire basi per un’istruzione pubblica e di qualità in tutto il paese e che il movimento di lavoratori e studenti – in cui il Pstu e la sezione giovanile del sindacato di classe Anel hanno un ruolo centrale – reclamavano e difendevano per la costruzione di un sistema scolastico accessibile e dignitoso per tutti.

La minaccia del governo Alckmin e la risposta del movimento studentesco

E’ proprio il governo federale di San Paolo, capeggiato da Geraldo Alckmin e dal suo Partito della socialdemocrazia brasiliana, a mettere in campo una proposta la cui attualizzazione avrebbe chiuso circa novanta scuole in tutto il territorio di San Paolo. Gli studenti hanno dato vita a un’eccezionale lotta contro il provvedimento e contro il governo locale e nazionale. Duecento occupazioni hanno difeso gli istituti reclamando la gestione pubblica sotto il controllo dei lavoratori e degli studenti. Più volte la repressione della polizia militare è stata respinta con coraggio dagli studenti medi i quali hanno proseguito la battaglia fino al cedimento del governo Alckmin: il governatore ha deciso di non rimettere in discussione la proposta di chiusura fino al 2017. Questo accadeva lo scorso 6 dicembre.

La lotta degli studenti, sul piano della mobilitazione, ha conosciuto una radicalizzazione e un’autocoscienza tali da isolare le provocazioni di gruppi violenti che si sono inseriti nella protesta in diversi episodi. Questo ha permesso di evitare la normale e consueta strategia che permette di criminalizzare attraverso l’uso mediatico della violenza di piazza l’intero movimento e di portare quest’ultimo nelle secche della fiacchezza determinata dalla repressione e dalla mancata conquista di obiettivi immediati – strategia ben conosciuta da tutti i militanti e attivisti italiani. Questo aspetto è centrale se si intende il processo di mobilitazioni e assemblee come motore reale del movimento e non lo si inquadra in un fenomeno estetico.

Tutto questo si inserisce nel più generale quadro della crisi economica del paese, crisi che viene puntualmente scaricata sulle spalle di lavoratori e studenti, e in misura ancora maggiore sulle fasce deboli della società (si pensi a minoranze etniche e sessuali pesantemente emarginate e sfruttate, e al problema delle periferie) attraverso misure che prevedono tagli e privatizzazioni in quel Brasile che ha conosciuto negli ultimi anni un notevole sviluppo produttivo e la cui borghesia si ricava un posto a sedere nei salotti buoni dell’economia.

La coraggiosa battaglia per l’istruzione pubblica e la conquista di una prima vittoria si deve incrociare alle lotte dei lavoratori e alle lotte più generali per la conquista di diritti sociali e politici che stanno infiammando il Brasile da diverso tempo.

Un piano di rivendicazioni rivoluzionarie per l’istruzione pubblica

La gioventù del Pstu e Anel hanno prodotto un preciso piano di rivendicazioni in tema di gestione e democrazia in direzione delle quali si dirige un ampio settore del movimento. In merito alla scuola si sostiene che “la sua amministrazione, in merito alle risorse finanziarie, dovrà essere esercitata da un consiglio paritetico formato per regione, da studenti e docenti, con la massima libertà di organizzazione ed espressione, con saperi liberi e autonomi in relazione ai governi e alle direzioni scolastiche”(2). Si rivendica la gestione pubblica dell’istruzione che permette di produrre saperi liberi dalle esigenze del mercato che spingono verso la privatizzazione del sistema scolastico. Di conseguenza le rivendicazioni studentesche contengono la necessità di legarsi alla prospettiva del rovesciamento del governo e della creazione per via rivoluzionaria di un governo dei lavoratori e per i lavoratori e gli studenti. “La difesa della scuola pubblica di qualità per i giovani e i lavoratori sarà una lotta contro i gruppi capitalistici e i governi che privatizzano l’istruzione”(3). E’ chiaro che questa ascesa del movimento si mescola e si incrocia alle numerose lotte, agli scioperi degli operai e del pubblico impiego, alle manifestazioni contro il governo Dilma, agli scioperi generali diffusi, e si fa spazio nella prospettiva rivoluzionaria e anticapitalistica.

Lotta dura al governo Dilma! Istruzione pubblica e di qualità!

Note

1)http://it.ibtimes.com/brasile-decisione-storica-del-governo-tutti-i-soldi-del-petrolio-andranno-alleducazione-1324722

2) http://www.pstu.org.br/node/21850

3) Ivi

di Riccardo Stefano D’Ercole

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