“Stato e Rivoluzione” storia e analisi di un testo fondamentale

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L’argomento di questo articolo è la trattazione di uno dei testi fondamentali del marxismo, un testo di grande attualità e di esaustiva chiarezza, scritto da uno dei più grandi rivoluzionari che il movimento operaio abbia mai avuto: Stato e Rivoluzione di Vladimir Lenin. Libro che ha contribuito alla formazione di numerosi quadri rivoluzionari, e che la borghesia con la sua teoria del “fallimento del Socialismo” , ha insabbiato e gettato nel dimenticatoio rendendolo sconosciuto ai più, specie alle nuove generazioni. Con questo articolo si vuole quindi ribadire la potenza e l’importanza di questo testo, breve ma fondamentale per la crescita di ogni rivoluzionario.

La genesi e l’evoluzione

La ragione che spinse Lenin a scrivere sulla concezione marxista dello Stato e i compiti del proletariato non è casuale. Lenin non scrive per vocazione accademica o illustrativa, ma con un preciso fine rivoluzionario. L’avvento di quell’abominevole massacro che fu la Prima Guerra Mondiale, l’adesione ed il sostegno alla guerra da parte dei più importanti dirigenti socialisti della II Internazionale e l’assunzione di proporzioni ancora più mostruose dello sfruttamento delle masse lavoratrici da parte dello Stato sempre più unito con le associazioni dei capitalisti, diedero origine a numerosi interrogativi. Davanti a simili avvenimenti, di tale gravità, come si sarebbe dovuto comportare il proletariato? Quali scopi avrebbe dovuto prefiggersi di raggiungere? Come si sarebbe relazionato in vista di un’eventuale presa del potere?

Al fine quindi di fare chiarezza su questi e molti altri punti fondamentali, nella seconda metà del 1916 Lenin iniziò uno studio molto accurato ed approfondito sulla concezione marxista dello Stato. Dall’inizio dell’autunno del 1916 al gennaio del 1917, Lenin passò la maggior parte del suo tempo nella biblioteca di Zurigo, immerso nella lettura di libri fondamentali di Marx ed Engels, cercando di visionarne il maggior numero possibile. Il lavoro che ne nacque fu una versione abbozzata di Stato e Rivoluzione, un libro contenente tutti gli appunti sulle teorie di Marx, Engels, Kautsky, Pannekoek e Bernstein, con osservazioni critiche e conclusioni. In una lettera alla compagna Alessandra Kollontaj, datata 4 febbraio 1917, parlando del lavoro, Lenin informa di essere quasi giunto al termine del reperimento delle informazioni. Al momento del ritorno in Russia nell’aprile del 1917, temendo l’arresto, Lenin decise di lasciare il manoscritto in custodia all’estero. Con il susseguirsi degli avvenimenti e con la crescita delle mobilitazioni, Lenin capisce che la questione della presa del potere si è fatta più importante che mai e tornato in possesso dei suoi appunti, inizia la stesura definitiva del libro. Lenin era convinto di ultimarlo e pubblicarlo nello stesso anno, ma gli eventi rivoluzionari e la guida del partito glielo impedirono. Poco dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi, guidati da lui stesso e da Trotsky, potè tornare alla lavorazione e al completamento del libro. Nel maggio del 1918 fu quindi pubblicato con il titolo Stato e Rivoluzione: La dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione, con una tiratura di 30.700 copie, le quali si esaurirono nel giro di poco tempo necessitando l’anno successivo della stampa di una nuova edizione.

L’analisi e il contenuto

Dopo questa doverosa parentesi storica, passiamo all’analisi dell’opera e del suo contenuto. Contando anche la prefazione, l’opera si costituisce di sole 137 pagine divise in sei capitoli. In ognuno di questi Lenin, con estrema accuratezza e grande conoscenza nonché con uno stile efficace, chiaro e lineare, enuncia la reale visione marxista sullo Stato e sul ruolo rivoluzionario del proletariato, oltre a decostruire con abilità le teorie avverse. Nel primo capitolo, “La società classista e lo Stato” , Lenin ci mostra la nascita ed evoluzione dello Stato come macchina aberrante di dominio nata sulla base degli interessi di classe. Nel secondo capitolo, “Lo Stato e la rivoluzione. L’esperienza del 1848-1851”, Lenin tratta le rivoluzioni del 1848, i loro esiti , i commenti di Marx e di Engels e la concezione della dittatura del proletariato. Fondamentale contro ogni tipo di deformazione storica è il terzo capitolo: “Lo Stato e la rivoluzione. L’esperienza della Comune di Parigi (1871). L’analisi di Marx”. Ancora una volta riprendendo Marx , si mostra cosa realmente fu l’esperienza della Comune e gli insegnamenti che se ne possono trarre. Gli errori, le sue lezioni, l’indebita appropriazione da parte degli anarchici e delle loro teorie controrivoluzionarie, la critica al parlamentarismo e il problema di sostituire la macchina statale spezzata. Di non meno importanza è il quarto capitolo: “Seguito. Le spiegazioni complementari di Engels”. Riprendendo gli ottimi e preziosi studi di Friederich Engels, Lenin decostruisce completamente le teorie anarchiche e riformiste, mostrandole qui nella loro completa inettitudine e ribadendo l’analisi e le conclusioni di Marx. Di natura ben diversa è il capitolo quinto, “Le basi economiche per l’estinzione dello Stato”, nel quale Lenin espone i processi economico-politici di gestione della nuova società socialista, il modo di conseguire il raggiungimento della società comunista fino all’esito finale di completa estinzione della macchina statale. Ultimo, ma non per importanza, è il sesto capitolo: “La degradazione del marxismo negli opportunisti”. Lenin difende l’integrità del marxismo contro i rinnegati Bernstein e Kautsky, il loro accogliere le teorie riformiste opportuniste e scioviniste e la necessità di una strenua difesa del marxismo a partire da Marx ed Engels. L’ultimo capitolo mette ancora più in risalto la grandezza di Lenin. Per tutto il libro, oltre a muoversi in perfette argomentazioni e spiegazioni, decostruisce con grande acutezza tutte le teorie anarchiche, riformiste e scioviniste mostrandole per quello che in realtà sono. In conclusione, siamo di fronte a un testo fondamentale, libro importantissimo del marxismo , troppo “affilato” per riformisti , anarchici e autonomi. Un libro che deve essere assolutamente riscoperto per la formazione di nuovi militanti rivoluzionari realmente impegnati nel lavoro di emancipazione della classe proletaria.

Alberto Cella

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